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martedì 1 giugno 2010

L'ENIGMA DI STONHENGE



Stonehenge e le eclissi

Il complesso megalitico di Stonehenge è stato costruito nella pianura di Salisbury, in Gran Bretagna, all'incirca nel 3200 A.C., cioè all'epoca in cui vennero costruite le grandi piramidi in Egitto.
La costruzione ha una forma circolare, del diametro di qualche decina di metri; è composta da vari anelli di pietre alte e strette, alcune delle quali sormontate da altre lastre di pietra. Inoltre vi si possono osservare alcune serie di buche nel terreno, disposte in forma circolare.
Si pensa che questo complesso sia stato progettato dagli antichi abitatori della regione non soltanto come un luogo di culto, ma anche come un immenso calendario, dopo una paziente osservazione del cielo, per tenere traccia del trascorrere dei mesi, delle stagioni e degli anni.

Il complesso di Stonehenge

Certamente Stonehenge contiene molti riferimenti al moto del Sole e della Luna; il numero di pietre e di buche nei vari anelli sembra essere legato a qualche ciclo astronomico, come quello delle fasi lunari. Inoltre le direzioni degli allineamenti fra le varie pietre coincidono pressapoco con alcuni punti della volta celeste, che corrispondono ad eventi periodici come il sorgere e il tramontare del Sole ai solstizi.

Per esempio, il giorno del solstizio d'estate, il Sole sorge in un punto più a settentrione rispetto a tutti gli altri giorni dell'anno. Quel giorno, stando nel centro del cerchio di pietre, si può vedere sorgere il Sole circa al di sopra di una pietra particolare detta "Heel Stone", che si trova lungo l'asse della costruzione.
Il complesso di Stonehenge sembra cioè allineato in modo non casuale.

Il sorgere del Sole a Stonehenge

Tuttavia, anche se Stonehenge racchiude un notevole simbolismo di carattere astronomico, non è ancora chiaro se fosse davvero un luogo di studio dei fenomeni celesti, come sostengono molti studiosi, o fungesse solo come un calendario per le ricorrenze stagionali, come la semina e la raccolta del grano.

Gli allineamenti fra le rocce non sono molto precisi, e spesso gli studiosi hanno elaborato delle teorie "a posteriori" per spiegare la posizione delle pietre.

Alcuni sostengono addirittura che questo complesso servisse per prevedere il verificarsi delle eclissi. Una volta note la lunghezza dell'anno e del mese, facilmente determinabili, sarebbe stato necessarperò conoscere la periodicità del moto dei nodi dell'orbita lunare: un'eclisse avviene solo quando Sole e Luna si trovano in prossimità di un nodo. È improbabile che gli antichi abitatori del luogo avessero conoscenze così avanzate.




Un'eclisse di Sole a Stonehenge

In ogni caso, le eclissi rappresentavano per l'antica popolazione del luogo un evento molto importante, forse un presagio di sventura come in molti altri popoli del passato.
William Stukeley, uno studioso del 1700, avanzò l'ipotesi che Stonehenge sia stato costruito dai Druidi come tempio per il culto del serpente (tempio detto "Dracontia"). Il simbolismo del serpente si ritrova spesso correlato alle eclissi, anche in altre culture antiche come quella cinese: durante l'eclisse un gigantesco serpente ("draco" in latino) inghiottirebbe il Sole o la Luna. Non a caso, forse, l'intervallo di tempo necessario affinché la Luna ritorni allo stesso nodo si chiama "mese draconitico": i nodi dell'orbita lunare, punti invisibili della sfera celeste, vengono identificati come il "serpente", che simboleggia in questo caso le forze ignote e misteriose del cosmo.

giovedì 20 maggio 2010

OOPArt - i teschi di cristallo -

Il Teschio del Destino
Antica Saggezza


Il cristallo è una naturale espressione di ordine e purezza. In questo tipo di minerali, gli atomi sono ordinati secondo un preciso ordine geometrico; il che attribuisce alle gemme un’intrinseca bellezza. Non a caso, quindi, i cristalli sono da sempre considerati oggetti fuori dal comune; le civiltà antiche gli attribuivano poteri spirituali e taumaturgici e le sfere preferite dai veggenti sono sempre state “di cristallo”. I Teschi di Cristallo (o Teschi della Saggezza) sono manufatti considerati da alcuni di origine precolombiana; anche se molti di questi reperti sono stati definitivamente identificati come falsi, alcuni rimangono avvolti dal mistero grazie alla loro sconcertante precisione manifatturiera.
La storia dei Teschi di Cristallo
ET
Il Teschio di Joke Van Dieten soprannominato ET


Il primo Teschio di Cristallo di cui si ha notizia, venne rinvenuto da una famiglia Maya del Costa Rica nel 1906. Il reperto è attualmente in possesso di Joke Van Dieten, che lo acquistò in una libreria di Vancouver. Il teschio venne soprannominato ET, a causa della sua forma allungata e, secondo la proprietaria, vanta poteri taumaturgici: si racconta che Van Dieten avesse un tumore al cervello e che, una mattina, si svegliò scoprendosi completamente guarita. La fortunata donna asserì di aver scorto una macchia all'interno del teschio di cristallo, come se l'oggetto avesse "assorbito" il male. La donna ha poi acquistato altri dodici teschi di cristallo in girio per il mondo, fra cui il Shui Ting Er (scoperto in Mongolia), il Luv Skull (Teschio di Luv, rinvenuto nei pressi dell'omonima città in Russia) e il Teschio dei Gesuiti, in inglese Jesuit Skull, che si dice sia legato all'ordine dei gesuiti e forse a San Francesco d'Assisi. Nel periodo fra Novembre e Dicembre del 1995, Joke Van Dieten espose i suoi teschi di cristallo al pubblico in un festival spirituale (il Body-Mind-Spirit Festival) tenutosi in Australia. Molte persone affermarono di poter percepire un'energia che emanava dai teschi.
Ami
Il Teschio di Ametista o Ami


Un teschio scolpito nel quarzo viola, noto come Teschio di Ametista o Ami, fu rinvenuto in un nascondiglio di reliquie Maya, nella regione di Oaxaca, in Guatemala, nel 1915; gli esami scientifici hanno rivelato che fu lavorato seguendo l’asse di simmetria del cristallo e, inoltre è dotato di mascella mobile. Attualmente è in possesso di Al Ramirez e si trova a San Jose, in California; si pensa che questo teschio abbia fatto parte di una collezzione posseduta dal presidente messicano Diaz dal 1876 al 1910. Il reperto, dal peso di quasi quattro chili, sarebbe stato tramandato di generazione in generazione dai sacerdoti Maya.

Il ritrovamento che fece più scalpore è senz'altro quello che portò alla luce il cosiddetto Teschio di Mitchell-Hedges. L'oggetto fu trovato nel 1927 fra le rovine Maya di Lubaantun, site a Belize, nell'Honduras, tra Guatemala e Portorico. Fu portato alla luce da Anna Mitchell-Hedges, figlia adottiva dell’esploratore ed avventuriero inglese Frederick Albert Mitchell-Hedges. Quest'ultimo era noto per le sue teorie circa la civiltà perduta di Atlantide; mito al quale aveva dedicato buona parte delle sue energie. Giunto a Lubaantun, Mitchell-Hedges si convinse che doveva far parte della mitica civiltà scomparsa e, aiutato dalla gente del posto, rimosse la vegetazione dalle imponenti piramidi e dalle antiche terrazze.
Il Teschio di Mitchell-Hedges


Gli scavi iniziarono nel 1924 e durarono quindi tre anni. Nell'ultima spedizione, Mitchell-Hedges portò con se sua figlia Anna, allora diciassettenne. La ragazza, proprio nel giorno del suo compleanno, scorse tra le pietre qualcosa che luccicava. Si trattava di una riproduzione perfetta di un teschio umano ricavato da un'unica gemma di cristallo di rocca (quarzo) estremamente pura e limpida. Il reperto pesava circa 5 kg. e, probabilmente, era la riproduzione di un cranio femminile. Le sue dimensioni erano 18x12x13 centimetri e la precisione con la quale fu lavorato a partire da un singolo cristallo di quarzo è sconcertante. Poco distante venne poi ritrovata anche una mascella, sempre in cristallo, che si articolava perfettamente con il cranio di cristallo e poteva muoversi proprio come una mascella umana.

Trentasette anni dopo il ritrovamento, nel 1964, Anna Mitchell-Hedges, che aveva gelosamente custodito il teschio di cristallo, conobbe l’antiquario e appassionato di misteri archeologici Frank Dorland, il quale studiò il misterioso teschio per ben sei anni; successivamente, nel 1970, si rivolse agli avanzati laboratori della Hewlett-Packard, famosi nel mondo per essere specializzati nello studio ed analisi dei cristalli. Gli esami cristallografici rivelarono che il teschio era stato scolpito seguendo l’asse principale di simmetria del cristallo: una tecnica estremamente avanzata, in uso fra i moderni gioiellieri, che riduce notevolmente il rischio di frantumare il pezzo.

La superficie del teschio era, inoltre, priva di graffi anche a livello microscopico, il che tenderebbe ad escludere l’uso di strumenti metallici durante la lavorazione. Secondo Dorland, il teschio era stato lavorato utilizzando punte di diamante e, successivamente, rifinito con una pasta abrasiva a base di silicio. Se questo oggetto fosse stato effettivamente scolpito in epoca precolombiana, con le tecnologie allora disponibili, la sua lavorazione avrebbe richiesto un tempo estremamente lungo (alcune fonti sostengono che ci sarebbero voluti circa trecento anni!). Risulta comunque difficile stabilire il periodo in cui venne effettivamente realizzato questo controverso manufatto, poiché il cristallo di quarzo non permette la datazione al carbonio14. Confrontato con altri teschi di cristallo lavorati in epoca moderna, il teschio di Mitchell-Hedges si distingue per la straordinaria purezza del cristallo da cui è composto che, molto probabilmente, proviene dal Brasile; dove o quando sia stato lavorato è difficile, se non impossibile, stabilirlo.

Vi sono anche altre curiose proprietà ascritte al teschio di cristallo: c’è chi dice, ad esempio, che l’oggetto rifranga la luce in maniera anomala. Anna Mitchell-Hedges, è convinta che il teschio possieda poteri particolari e sia in grado di premonire eventi nefasti. Ella racconta:
Anna Mitchell-Hedges


«Si dice che i Maya lo usassero per guarire o per augurare sventura. La leggenda narra che quando uno stregone diventava troppo vecchio per officiare i rituali religiosi, veniva scelto un giovane per sostituirlo. I due si stendevano davanti al teschio del destino (così veniva chiamato) alla presenza del grande sacerdote; il quale dava inizio ad una misteriosa cerimonia atta a trasferire tutta la conoscenza e la saggezza del vecchio nel giovane prescelto. Alla fine della cerimonia, il vecchio stregone moriva sereno, mentre il giovane si alzava sapiente, pronto a prendere il posto del suo predecessore...».

Dopo il Teschio del Destino, diversi altri oggetti analoghi saltarono fuori in diverse parti del mondo. Degno di nota è il teschio di cristallo attualmente conservato a Londra, presso il British Museum. Si dice sia stato portato dal Messico da un ufficiale spagnolo e in seguito passato per molte mani: secondo G.F. Kunz, fu trasferito a New York da Eugene Boban, un antiquario parigino, nel 1884, dove venne acquistato da Tiffany sei anni dopo (1890). Nel 1898, il British Museum lo acquistò per 120 sterline e lo dichiarò appartenente ad epoca pre-ispanica. A differenza del teschio di Mitchell-Hedges, quello del Museo Britannico è costituito da un unico blocco (la mascella è fissa); il laboratorio di ricerca del museo ha rilevato diverse scalfitture sulla sua superficie che fanno pensare ad un moderno tornio da gioielliere.
Il Teschio del British Museum
Il Teschio di Cristallo conservato a Londra nel British Museum


L’attribuzione del manufatto alle popolazioni pre-ispaniche si basa esclusivamente sulla congruenza dello stile con altre sculture azteche. Il dott. Morant, ha eseguito un confronto fra il teschio del British Museum e il sopraccitato Teschio del Destino. Le differenze emerse sono molteplici: in primo luogo, si è visto che il teschio di Mitchell-Hedges è più preciso e proporzionato dal punto di vista anatomico; mentre il teschio del British Museum è leggermente più simmetrico.

Gli esami più recenti, compiuti sul teschio del British Museum, sembrano sancire la natura fraudolenta di questo manufatto. Ian Freestone, dell’Università di Galles a Cardiff, a capo della ricerca scientifica al British Museum di Londra, ha identificato diversi segni circolari attorno alle cavità oculari del teschio che sono certamente il risultato di un qualche strumento a ruota, cosa che sicuramente gli Aztechi non possedevano. Risulta più plausibile che il teschio sia stato lavorato in Germania attorno al 19° secolo e venduto da Eugene Boban come inestimabile reperto archeologico. Pare che sia stato lo stresso Boban a vendere un teschio analogo ad un collezionista. Tale oggetto è oggi conservato al Musée de l’homme di Parigi. Naturalmente, i più accaniti sostenitori delle mistiche proprietà dei teschi di cristallo rifiutano categoricamente questa teoria.
Max
Il Teschio di Cristallo soprannominato Max e custodito da Joanne e Carl Parks


Negli anni ’80, seguendo l’ondata di popolarità che questi oggetti suscitarono, furono rinvenuti diversi teschi di cristallo in America; uno di questi, chiamato “Max”, è in possesso di Joanne Parks e si trova a Houston in Texas; il teschio è composto da un unico blocco di quarzo di circa 18 Kg. e si dice che sia appartenuto al tibetano Norbu Chen, che lo donò alla famiglia Parks nel 1981. Successivamente, negli anni novanta, il detective del paranormale autoproclamatosi “esperto di teschi di cristallo” Nick Nocerino, rinvenne altri due teschi di cristallo nella provincia messicana di Guerro. Uno di questi venne battezzato teschio di Sha-Na-Ra. I dettagli dei ritrovamenti furono taciuti da Nocerino, che addusse come scusa presunte questioni di sicurezza le persone coinvolte, data la particolare situazione politica messicana. I teschi di Nocerino non furono mai sottoposti a esami scientifici condotti da istituti indipendenti. Vennero invece sottoposti ad una serie di test pseudoscientifici (psicometria, percezioni extrasensoriali, ecc) da tre società non accreditate dalla comunità scientifica: la Pelton Foundation of Applied Paranormal Research, la Institute of Psychic and Hypnotic sciences, e The Society of Crystal Skulls International. I risultati dei test furono ovviamente positivi, attribuendo ai teschi ogni genere di potere paranormale.

Inoltre, come da tradizione dei film di Indiana Jones, circola una leggenda su tredici teschi di cristallo; destinati a riunirsi all’alba della nuova era (più precisamente il 21 dicembre 2012, ovvero alla fine del “Conto Lungo” del calendario Maya iniziato il 13 agosto 3114 a.C.). Una volta riuniti, i teschi saranno in grado di predire il destino della razza umana. Nel 2008 è, infatti, uscito il quarto capitolo della saga di Indiana Jones, intitolato appunto “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo” (Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull).
Teorie
Una gemma di Quarzo


Abbiamo constatato che questi manufatti sono costituiti da quarzo puro, un materiale molto usato dalla tecnologia moderna per via della sua elevata resistenza al calore ma, soprattutto, della piezoelettricità: la capacità, cioè, di generare elettricità (una differenza di potenziale) in risposta ad una stimolazione meccanica. Alcuni hanno associato questa proprietà agli strani fenomeni ai quali diverse persone dichiarano di aver assistito in presenza dei teschi di cristallo. Fra questi troviamo strane aureole di luce che circondano il teschio o allucinazioni. Queste sarebbero dovute all’interazione del campo elettrico generato dal quarzo che compone il teschio con quello generato dal cervello umano. Tali fenomeni si potrebbero più semplicemente spiegare con la suggestione.

Molte persone etichettano i teschi di cristallo come OOPArt; tuttavia non esistono, ad oggi, prove certe della loro antichità. Anzi, molti falsi sono stati scoperti, fra cui il più clamoroso è senz’altro quello del British Museum. C’è anche chi sostiene che questi misteriosi teschi provengano dalla perduta Atlantide descritta da Platone, il quale narrava di portentosi cristalli usati per produrre una enorme quantità di energia. Altri ancora, affermano addirittura che i teschi sarebbero manufatti di origine aliena abbandonati sulla terra chissà per quale scopo.

Il teschio più famoso, quello di Mitchell-Hedges, presenta anch’esso alcune incongruenze, specialmente per quanto riguarda le circostanze del ritrovamento: la notizia, infatti non appare in alcun documento dell’epoca e né il teschio né Anna Mitchell-Hedges appaiono in nessuna delle foto scattate durante la spedizione. C’è da considerare che Frederick Mitchell-Hedges, grande sostenitore dell’archeologia misteriosa, giunse a Lubaantun convinto di trovare i resti della civiltà perduta di Atlantide e il ritrovamento del teschio potrebbe essere una montatura architettata da lui stesso per valorizzare le sue teorie. Gira anche la voce che il Teschio del Destino fu fatto trovare intenzionalmente ad Anna come regalo di compleanno (quel giorno la ragazza compiva diciassette anni).∑

OOPArt - Nanospirali, tecnologia di 20.000 anni fà-


Tecnologia Inspiegabile

La nanotecnologia è un ramo scientifico, ancora oggi poco sviluppato, che si occupa del controllo della materia su scala microscopica, dell'ordine dei nanometri (ossia milionesimi di millimetri), allo scopo di realizzare le cosiddette nanomacchine. Pare che alcuni geologi russi abbiano scoperto, all'interno di campioni di roccia prelevati sui monti Urali, delle microscopiche spirali metalliche risalenti, pare a più di 100.000 anni fa. Potrebbe trattarsi della prova che il nostro pianeta ospitò, in passato, una civiltà molto più avanzata della nostra.
La storia delle Nanospirali

Il 1992 fu l'anno in cui questi misteriosi reperti vennero segnalati per la prima volta: furono scoperti da un gruppo di geologi russi impegnati in alcune ricognizioni alla ricerca di metalli sui monti Urali. I microscopici oggetti destarono immediatamente l'attenzione degli scienziati, che ne trovarono diverse centinaia, soprattutto nei pressi dei corsi d'acqua, quale il fiume Balbanju, il Kozim (Koshim), il Narada e su due affluenti minori, il Vtvisty e il Lapkhevozh; la maggior parte fu rinvenuta a profondità fra i 3 ed i 12 m. Le dimensioni dei minuscoli oggetti vanno dai 3 cm agli 0.003 mm (tre centesimi di millimetro); i più grandi sono composti da rame puro, menti i più piccoli presentano una superficie liscia o parzialmente forata in Tungsteno con nuclei in Tungsteno o Molibdeno. Per poter osservare la regolarità della loro struttura spiraliforme è necessario osservarli al microscopio. Tale regolarità dovrebbe escludere un'origine naturale.
Particolare della Nanospirale
Particolare della superficie di una Nanospirale ingrandita 500 volte



Oggi è possibile realizzare questo tipo di nanospirali a livello industriale; questa tecnologia è disponibile dalla metà degli anni sessanta del secolo scorso. Il fatto curioso è che le spirali scoperte in Russia sono state rinvenute all'interno di strati geologici datati tra i 20.000 e i 318.000 anni fa. I sostenitori dell'ufologia hanno subito eletto le nanospirali a prova inconfutabile che la Terra fu, in passato, visitata da una razza aliena tecnologicamente avanzata.

Gli scettici sostennero che i risultati delle analisi derivavano da misurazioni errate o, addirittura, falsificate; ma alcuni anni dopo, nel 1995, venne organizzata una nuova spedizione dal giornalista e ricercatore Valerie (Valerii) Ouvarov e dalla geologa Elena Matveyeva: vennero portate alla luce nuove spirali da uno strato sedimentario del fiume Balbanju vecchio di 100.000 anni. Le analisi vennero eseguite in altri laboratori, ma diedero gli stessi risultati, allontanando, così, l'ipotesi della frode.
Nanospirale
Una delle Nano-spirali trovate sui monti Urali


La Matveyeva compì rigorosi test sulle nanospirali nell'Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica Geologica e lo Studio di Metalli Nobili e non Ferrosi (ZNIGRI) di Mosca, utilizzando anche il microscopio elettronico: il 29 novembre 1996 la ricercatrice rilasciò la seguente perizia:

«Il limo nel quale erano inglobate le spirali si distingue come deposito di detriti di ghiaia e ciottoli stondati del terzo livello, creati dall’erosione dei sedimenti di strati poligenici e di accumulazione. La datazione di questi depositi si può far risalire a 100.000 anni fa (Pleistocene Superiore). [...] Le nuove formazioni cristalline, presenti sulla superficie di questi aggregati filiformi in tungsteno puro, mostrano le caratteristiche insolite dei depositi alluvionali del Pleistocene Superiore. L’età di questi sedimenti e le condizioni in cui sono state eseguite le analisi fanno escludere quasi del tutto l’ipotesi che la formazione dei cristalli di tungsteno sia da mettere in relazione con il lancio di razzi dalla vicina stazione spaziale di Pleseck.»

I campioni furono studiati anche dalla Russian Academy of Sciences di Syktyvka (la capitale dell'ex Repubblica Sovietica di Komi), di Mosca, di San Pietroburgo e da un istituto scientifico ad Helsinki, in Finlandia. Studi approfonditi hanno evidenziato che le spirali sono state realizzate seguendo la regola della Sezione Aurea; che in matematica identifica il rapporto fra due grandezze disuguali, di cui la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la loro somma ((a+b) : a = a : b). Tale rapporto vale approssimativamente 1.618. La sezione aurea è largamente presente in natura e in matematica; già gli antichi greci la consideravano un'espressione di bellezza e perfezione.

Tutti gli esami eseguiti sulle misteriose spirali, le collocano in un periodo che va dai 20.000 ai 300.000 anni fa (a seconda dello strato geologico in cui sono state trovate), epoche in cui nessuna civiltà conosciuta sarebbe stata in grado di produrle. Questo le classifica ufficialmente come OOPArt.
Teorie
Frammento di una Nanospirale


Il dottor Valerie Ouvarov, di San Pietroburgo, ha elaborato una teoria secondo la quale molte di queste microspirali e nanospirali sarebbero componenti elettronici un tempo costituenti un'enorme antenna ricetrasmittente. I metalli che costituiscono le spirali (rame, tungsteno e molibdeno) sono molto usati nella costruzione di componenti elettronici: il Tungsteno, noto anche come Wolfamio, si trova comunemente nelle lampadine ad incandescenza; si tratta di un metallo estremamente duro e vanta il più alto punto di fusione fra tutti gli elementi puri (fonde a 3422°C) oltre alla più alta resistenza alla trazione ad alte temperature. Il Molibdeno ha proprietà simili al Tungsteno e viene spesso usato per applicazioni missilistiche.
Induttori
Induttori di varie misure

I microscopici oggetti si possono, quindi, identificare come solenoidi, cioè una bobina costituita da materiale conduttore. I solenoidi vengono usati per realizzare induttori, dei componenti elettronici che generano un'induttanza. Tale grandezza esprime la capacità di un circuito di resistere alla variazione di corrente nel tempo. Data la capacità degli induttori di immagazzinare energia in un campo magnetico, questi vengono utilizzati negli alimentatori a commutazione (che hanno un rendimento molto maggiore di quelli tradizionali) e negli apparecchi elettronici per trasmissioni via etere.

Un'altra interessante teoria, vuole che questi solenoidi non siano prodotti nanotecnologici; bensì che si siano formati in seguito ad una attività bellica o missilistica ad alta tecnologia: si sa che i cristalli di Tungsteno, sottoposti a grande sforzo, subiscono deformazioni spiraliformi dovute allo scorrimento relativo di piani reticolari adiacenti, cioè lo slittamento di una parte dei cristalli rispetto agli altri. Questo discorso non vale per le micro spirali in rame trovate negli stessi siti: queste ultime misurano dai 3 agli 0.5 centimetri e non hanno nulla a che fare con i nanocristalli di Tungsteno. Potrebbero verosimilmente essere considerate come induttori. Il mistero di come possano essere state rinvenute nello stesso posto sia le microspirali in rame che le nanospirali in tungsteno, inglobate in uno strato geologico risalente a 100.000 anni fa, rimane irrisolto; qualcuno ha avanzato l'ipotesi che a quel tempo (100.000 anni fa) sia stato distrutto un mezzo altamente tecnologico con un'arma estremamente potente. Al giorno d'oggi, nanospirali in Tungsteno (come quelle trovate sugli Urali) si possono trovare solo nei poligoni militari atti alla sperimentazioni di armi ad alta tecnologia o in prossimità di basi missilistiche.

Possiamo quindi concludere che questi oggetti siano il risultato di un'attività missilistica o una guerra combattuta con armi tecnologicamente avanzate (o forse entrambe le cose). In tal caso, bisognerebbe accettare l'esistenza di una civiltà tecnologicamente avanzata, scomparsa senza lasciare traccia diverse migliaia di anni fa. Forse risulta addirittura più facile credere che questi reperti, senza dubbio inspiegabili, siano il frutto di un'antica visita alla terra da parte di una razza extraterrestre.

OOPArt -Introduzione



Introduzione

Più ci spingiamo indietro nel tempo, più le nostre certezze vacillano. Di come fosse il mondo in epoca preistorica, ad esempio, non abbiamo che poche prove; il resto sono solo teorie. Capita sovente che, per caso, vengano scoperti particolari reperti che sembrano discordare con le nostre attuali conoscenze storiche. Questi oggetti sono conosciuti come OOPArt, un acronimo inglese che sta per Out of Place Artifacts, cioè letteralmente 'oggetti fuori poso' nel senso di anacronistici o non attinenti al luogo del ritrovamento. Mentre alcuni misteri sono stati svelati, rivelandosi il più delle volte cattive interpretazioni da parte degli scopritori, altri continuano a far discutere e a sfidare l'archeologia classica.

martedì 18 maggio 2010

I MAYA, TRA MISTERO E STORIA..

maya

Di teorie apocatilittiche in passato ce ne sono già state tanto che il detto “mille e non più mille” ce lo ricordiamo ancora adesso. Nonostante ciò che venisse detto di anno 1.000 ce ne sono stati ben due. Ultimamente però tutte le teorie sembrano concordare sulla data del 21 DICEMBRE 2012, profezia che si trova all’interno del calendario Maya.

Questo popolo pre-colombiano aveva la concezione che il tempo e gli accadimenti fossero ciclici e ogni ciclo si concludesse con una catastrofe dopo la quale iniziava un nuovo ciclo. Per il loro calendario ora noi viviamo nella quinta era e la data del 21 dicembre 2012 sarebbe il primo giorno della sesta. La divisione tra le due sarebbe rappresentata, per quanto dicono, da una catastrofe naturale che dovrebbe spazzare via quella vecchia per la rigenerazione.

La teoria apocalittica deriverebbe dalla presenza nella nostra galassia del Decimo Pianeta, Nibiru, di cui i Maya furono i primi a parlare e a causa del quale succederebbero disgrazie sulla Terra.

In realtà le teorie pare siano due, di fatto il nostro è un universo che prende sempre in considerazione gli opposti. Da un alto abbiamo chi crede che ci sarà la fine del mondo e la catastrofe spazzerà via tutto. Chi, invece, ha studiato a fondo la civiltà Maya, sostiene che questo popolo credeva che, ad un’era oscura, seguisse sempre un’era di illuminazione.

Non si può certo dire che quella passata sia stata piena di sole e illuminata se si pensa alle guerre mondiali, alle carestie, alla devastazione creata dall’uomo sulla Terra. Se seguiamo il loro ragionamento la prossima era dovrebbe essere luminosa e darci la via nuova.

Gli studiosi dei Maya, ma anche i loro anziani sacerdoti, tenutari di segreti che si trasmettono di generazione in generazione, sostengono che il cambiamento non sarà una catastrofe, ma soltanto un cambiamento, che dopo un’era di devastazione porterà alla Terra un periodo di pace, armonia, serenità e un nuovo stato di coscienza ed evoluzione per l’uomo.

Certo è che tra le due possibilità quella catastrofica viene più gettonata dai media e riportata in così ampia scala che morte persone, probabilmente quelle più sensibili, hanno cominciato a chidersi quanto ci sia di vero. Persino la NASA si è sentita in dovere di rassicurare i cittadini del mondo sull’impossibilità di una tale eventualità a causa della caduta sulla Terra di un pianeta o asteroide.

2012, allarme Nasa "Black out sulla Terra"

Milioni di persone senza elettricità nel 2012, cibo e medicine che vanno a male nei frigo spenti, telefoni e satelliti fuori uso. Uno scenario da "day after" che potrebbe essere derubricato alla voce "catastrofismo", se non fosse che l'allarme viene dalla Nasa e dalla National Academy of Sciences. E nella parte del cattivo che mette a repentaglio la civiltà, una volta tanto, non ci sono le attività umane, l'inquinamento o il riscaldamento globale. Il nemico a sorpresa è il Sole, artefice della vita sulla Terra, che con un colpo di tosse potrebbe mettere ko le infrastrutture sulle quali l'Occidente prospera.

Da dicembre, l'attività del Sole sta lentamente aumentando. La nostra stella varia il suo campo magnetico ogni 11 anni e a un certo punto si raggiunge un picco di fenomeni (eruzioni solari e getti di massa coronale) dai quali si sprigionano grandi quantità di energia e di radiazioni. Tali getti possono raggiungere la Terra dando luogo a tempeste geomagnetiche. L'atmosfera ci protegge, gli effetti diretti delle tempeste solari sulla salute sono trascurabili, ma il loro impatto sulle strutture socio-economiche potrebbe essere disastroso.
Gli astronomi osservano questi fenomeni dal 1859 quando una tempesta geomagnetica di proporzioni straordinarie, oltre a rendere possibile l'osservazione di aurore come quelle polari in Italia e a Cuba, fece incendiare alcuni cavi del telegrafo in Europa e negli Stati Uniti. A maggio del 1921, un'altra tempesta provocò una serie di cortocircuiti, mettendo fuori uso le linee elettriche e quelle telefoniche sulle due sponde dell'Atlantico. Ma cosa accadrebbe se eventi del genere si verificassero oggi che un'intera civiltà è stata fondata sull'elettricità e le telecomunicazioni?


La risposta degli esperti è tutt'altro che confortante: "L'energia elettrica è la chiave di volta tecnologica della società moderna, dalla quale dipendono tutte le altre infrastrutture e gli altri servizi", si legge in un rapporto di 132 pagine commissionato dalla Nasa alla National Academy of Sciences. "Se la tempesta del 1859 avvenisse oggi, assisteremmo a un'enorme devastazione sociale ed economica". Nel 1989, sei milioni di persone in Quebec sono rimaste senza energia per nove ore a causa di una tempesta geomagnetica dieci volte meno potente di quella del 1921. Secondo John Kappenmann, coautore del rapporto, se un evento come quello del '21 si ripetesse, le persone senza elettricità sarebbero stavolta 130 milioni.

Una riedizione della tempesta del 1859, che fu ancor più potente, farebbe danni per duemila miliardi di dollari. Ciò che spaventa particolarmente nelle tempeste geomagnetiche è la loro imprevedibilità. Si sa che questo ciclo solare raggiungerà il prossimo picco tra il 2012 e il 2013, ma nella comunità scientifica non c'è accordo su quanto sarà intensa l'attivita della nostra stella in quel periodo. Spiega lo scienziato Doug Biesecker, della Noaa: "Basta un solo evento per creare enormi problemi: la grande tempesta del 1859 avvenne durante un ciclo particolarmente mite".
Proprio come quello che sta per iniziare.

sabato 15 maggio 2010

2012

Sabato 22 Dicembre 2012, fine del mondo?

Ormai nel mondo del web gira una specie di febbre che addita questa data, non tanto lontana per la verità, per la catastrofe prossima ventura.

Ma su quali basi si portano avanti questo tipo di supposizioni ? A dir la verità qui qualche dato reale c'è, e deriva dalla conoscenza scientifica che oggi possediamo del calendario delle popolazioni della civiltà Maya.

Andiamo con ordine: come è possibile verificare (fonte wikipedia) tra quelle popolazioni non si usava computare gli anni nel modo in cui noi lo facciamo oggi. Fra l'altro gli 'anni', cioè meglio i cicli annuali erano di due tipi: il ciclo Tzolkin (che durava 260 giorni) e il ciclo Haab (che durava 365 giorni). Ma gli anni poi, non si contavano accumulandoli uno sull'altro. 1,2,3 ecc. Si utilizzava invece il Lungo computo: una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale misto in base 13, 18 e 20 molto complicato.

Precisamente si trattava di un numero di cinque "cifre": la prima (quella delle "unità") in base 20, la seconda (le "decine") in base 18, la terza e la quarta di nuovo in base 20, la quinta in base 13. Queste "cifre" si scrivono da sinistra a destra, come per i numeri arabi (quelli che usiamo normalmente); nella notazione moderna, si scrivono i numeri corrispondenti separati da punti, ad esempio 12.19.13.7.19 (corrispondente al 5 luglio 2006).

Il ciclo completo del Lungo computo era quindi di 13*20*20*18*20 = 1872000 giorni (circa 5125 anni), ed era multiplo del ciclo Tzolkin di 260 giorni. Le prime quattro cifre si contavano a partire da 0 (quindi la seconda andava da 0 a 17, le altre da 0 a 19), la quinta invece andava da 1 a 13. Il primo giorno era il 13.0.0.0.0 (4 Ahau nel ciclo Tzolkin).

I periodi dopo i quali si ripeteva ciascuna cifra avevano i seguenti nomi:

20 giorni (prima cifra): uinal
360 giorni (seconda cifra, 18*20 = 360): tun
7200 giorni (terza cifra, 20*360 = 7200): k'tun
144000 giorni (quarta cifra, 20*7200 = 144000): b'ak'tun
la quinta cifra si ripete dopo il ciclo completo di 1872000 giorni (13*144000 = 1872000).
Secondo i maya, ciascun ciclo del Lungo computo corrisponde ad un'era del mondo; il passaggio da un'era all'altra è segnato da catastrofi e distruzioni. Il ciclo attualmente in corso è iniziato il 6 settembre del 3114 avanti Cristo ed è molto vicino al termine: il nuovo ciclo inizierà appunto il 22 dicembre del 2012.

Sabato 21 dicembre sarà dunque l'ultimo giorno del vecchio ciclo.

Ecco dunque la ragione della previsione di catastrofi che riguarderanno in particolare questa nostra civiltà occidentale, e che vedrà un gigantesco redde rationem soprattutto per le sue grandi metropoli: New York, Parigi, Londra.

Nel caso della capitale inglese, poi la profezia Maya si abbina ad altri segnali percepiti nella sua storia recente: Londra è stata distrutta come si sa da due grandi incendi, poi ha subito la devastazione di un'alluvione nel XII secolo e della peste nel 1666 (anno dalla numerazione un po' sospetta...) e secondo alcuni, tale devastazione tornerà a ripetersi con esattezza proprio nel 2012...

Mah, chi vivrà - come si dice - vedrà e ... speriamo bene !